![]()


Quante braccia hai bisogno per voler bene? Non è necessario fare tante cose, dona il tuo tempo.

C’era una volta un papà felice che aveva due figli simpatici e molto esuberanti. Alle volte era un po’ in difficoltà perché quando giocavano con lui lo volevano entrambi tutto per sé. Matteo e Lize, così si chiamavano i due bambini, amavano fare giochi differenti. Matteo aveva due anni e un po’, mentre Lize quasi sei. Il papà si ingegnava a dividersi fra i due figli ma non sempre ci riusciva. Una volta la mamma lo trovò a giocare a palla con Matteo e contemporaneamente a racchette con Lize. Un’altra volta Matteo e papà erano due architetti. Si stava costruendo una torre di Lego ma, sul più bello, venne interrotta perché Lize, sindaco neo eletto, aveva deciso che al suo posto bisognava costruire una fattoria circondata da un grande giardino. Il papà dovette impegnarsi per non far abbattere la torre ormai ultimata. Ma le difficoltà non finivano qui. Matteo amava tantissimo girare con la sua bici rossa e gialla. Qualche volta, senza essere visto, saltava anche sulla bici della sorella e sfrecciava via pedalando in punta di piedi. Lize, invece, appena spuntava il sole, indossava i super pattini, i para ginocchi blu, il casco rosso e si lanciava in piroette e salti spericolati. In queste situazioni il povero papà non sapeva chi seguire. Lo si sentiva urlare dietro a Matteo “Attento!” oppure incitare Lize “Vai così!”. La mamma, alla finestra, sorrideva divertita. Alle volte le cose andavano meglio, quando, per esempio si giocava a carte. Matteo imbrogliava appena ne aveva l’occasione e Lize si arrabbiava quando perdeva, ma almeno si era tutti seduti intorno ad un tavolo. Il papà era felice ad avere due gambe e due braccia, almeno una per figlio! Una bella mattina, mentre versava il latte fumante nelle tazze della colazione, la mamma diede una notizia solenne alla famiglia: era in arrivo un altro fratellino. “Che bello, un altro bambino che gattona per casa”, disse contento il papà, ma poi pensò: “Come farò a giocare con tutti e tre contemporaneamente?”. Il papà era un po’ preoccupato tanto che una sera si addormentò con l’agitazione addosso e fece un sogno strano. Sognò che mentre cresceva la pancia della mamma, sulla sua spalla spuntava piano piano uno strano bitorzolo. All’inizio sembrava la puntura di una zanzara, ma il bitorzolo continuava a gonfiarsi, anzi si allungava come se fosse un piccolo braccio. Stava crescendo un terzo braccio, ma uno di quelli veri con tanto di mano e cinque dita.....

Adesso puoi finire tu il racconto. Se vuoi sapere come è finita la mia storia, scrivimi.
Se invece vuoi scoprire se il racconto ha qualcosa da dirti......
Marano, 19 Maggio 2005
Stefano Micocci © 19 Maggio 2005