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Se i tuoi pregi ti sembrano difetti, pensa a come saresti senza. Saresti un’altra persona. Ti piaceresti?

disegni di Laura Giorgi
Tanto tempo fa, c’era un paese non troppo grande e neppure troppo piccolo. c’era un paese non troppo grande e neppure troppo piccolo. Splendeva spesso il sole, ma alle volte pioveva per giorni interi. La gente non si lamentava molto del cattivo tempo perché, in quei pomeriggi bui, le persone si ritrovavano insieme e si raccontavano storie fantastiche. Una delle storie più incredibili che in quelle occasioni si narravano era quella di Gedeone e il Signore del Vento. Gedeone era un uomo alto e possente, dal viso severo, solcato da rughe che il sole e il vento avevano scolpito lungo la sua vita trascorsa da solo in mezzo alla campagna. I capelli ondeggiavano ribelli sul suo capo e assomigliavano al pennacchio di fumo grigio che esce dai camini. Anche le mani e i piedi erano enormi e quando camminava, pestando con quegli scarponi, faceva una certa impressione. Insomma, Gedeone era una di quelle persone con cui non vorremmo mai avere da ridire e alle quali saremmo sempre pronti a dare ragione. Ma Gedeone non era un prepotente! Anzi aveva un animo gentile e sensibile che poco aveva a che fare con quel corpaccione che si tirava dietro. Chiunque guardando con animo aperto dentro ai suoi occhi grigi e profondi, poteva capirlo. La voce, poi, era cristallina, educata, sommessa. Era forse un po' troppo acuta, ma mai stridula. Purtroppo era anche la causa dei suoi guai. Gli adulti del villaggio non perdevano occasione per prenderlo in giro. Una voce così esile in un corpo così imponente era un fatto talmente straordinario che, secondo loro, era un valido motivo di derisione. I bambini, invece, non ci trovavano nulla di strano. Gedeone era un compagno di giochi speciale perché li aiutava quando erano in difficoltà. Saltava cancelli e staccionate quando bisognava recuperare palloni caduti in luoghi proibiti, oppure liberava gli aquiloni impigliati nei rami. Nessuno sapeva spingere l'altalena così in alto come lui. Gedeone era felice con i bimbi, che lo adoravano e lo consolavano quando ne aveva bisogno. Un pomeriggio d’inverno, Gedeone rincasava con passo strascicato, il viso lungo e gli occhi tristi. Ancora una volta lo avevano preso in giro per via della sua vocina. Non ne poteva proprio più! Rimuginava silenzioso i suoi cupi pensieri guardando fuori dalla finestra del soggiorno di casa. Con una tazza di tè nella mano, stava in piedi, appoggiato allo stipite della finestra. Fissava ora il cielo minaccioso, ora il proprio volto riflesso sulla vetrata. Si preparava una bufera di quelle ben fatte. Le nuvole nere e spesse si stavano raccogliendo all’orizzonte, la tempesta era imminente. Il vento ululava e fischiava, già le prime gocce picchiettavano sui vetri La voce del vento cresceva inarrestabile e minacciosa. Magari avesse avuto anche lui una voce così possente e forte! Sicuramente lo avrebbero rispettato tutti, se non altro per paura. Ad un certo punto uno strano turbinio iniziò ad avanzare verso casa. Prima che potesse capire che cosa stava accadendo, Gedeone vide il mulinello di vento e foglie attraversare le ampie finestre e fermarsi in mezzo alla stanza...

Adesso puoi finire tu il racconto. Se vuoi sapere come è finita la mia storia, scrivimi.
Se invece vuoi scoprire se il racconto ha qualcosa da dirti......
Marano, 17 Maggio 2002
Stefano Micocci ©17 Maggio 2002
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