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Sei già così speciale, perché vuoi sembrare ancora più bravo di quello che sei? Se non ti accetti, potresti finire schiacciato dalla tua insoddisfazione.

In una pianura piatta piatta piatta, dove faceva molto caldo, ma solo d'estate, viveva una zanzara di nome Gelsomina. Aveva tanti amici e con loro svolazzava per la campagna di giorno e di notte. Quando non era in giro a far dispetti, trascorreva buona parte del suo tempo a chiacchierare al bar del paese dove non perdeva occasione per raccontare le sue prodezze. Il bar si chiamava Zanzibar, l'atmosfera era cordiale ed era sempre affollato. Tutti conoscevano Gelsomina perché le sue avventure erano capaci di tenere chi le ascoltava con il fiato sospeso per ore ed ore. Si sapeva che alle volte esagerava un pochino ma le sue storie erano così affascinanti che nessuno si preoccupava mai di verificare quanto ci fosse di vero. Una sera però Gelsomina aveva bevuto un po' troppo nettare fermentato e presa dall'euforia iniziò a vantarsi di essere riuscita a pungere nientemeno che il “Vinca”. Questa volta l'aveva raccontata veramente grossa, tanto che Lino, il moscerino chiamato “il precisino”, dette voce al pensiero degli altri avventori dicendo: “Lo sanno tutti che nessuno è mai riuscito a pungere il Vinca!” Il Vinca, in realtà, si chiamava Vincenzo ed era un bambino furbo di tre anni. Abitava in una casa accogliente e protetta da zanzariere invalicabili. Oltre a ciò, le finestre erano quasi sempre chiuse perché la casa del Vinca aveva l'aria condizionata. Viene da sé che per un insetto era praticamente impossibile entrare, ecco perché nessuno volle credere a quanto detto dalla piccola zanzara un po' troppo fantasiosa, per non dire bugiarda. Gelsomina, colpita nell'orgoglio, non volle ammettere di aver esagerato e tanto insistette che alla fine proclamò: “Questa sera stessa tornerò dal Vinca e vi porterò come prova una goccia del suo sangue”. Uscita dal bar si era già pentita di quello che aveva detto perché il Vinca era proprio un osso duro. Nessuno lo aveva mai punto senza essere poi finito spiattellato contro un muro. Anche lei, però, era piuttosto furba, doveva ammetterlo, e pure nelle situazioni più difficili se la cavava sempre brillantemente. Ma sì, se avesse trovato il modo di penetrare nella casa del Vinca, avrebbe anche escogitato la maniera per uscirne. Così si diresse decisamente verso la sua abitazione. .......

Adesso puoi finire tu il racconto. Se vuoi sapere come è finita la mia storia, scrivimi.
Se invece vuoi scoprire se il racconto ha qualcosa da dirti......
Marano, 12 Novembre 2003
Stefano Micocci ©12 Novembre 2003