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Non aver paura di farti guidare dalla tua fantasia, gioca la tua vita. Alle volte le cose sono proprio... come le pensiamo.
Tutti quanti abbiamo sentito raccontare storie di fantasmi, ma sfido chiunque a ritrovare nella sua memoria una storia come quella che stiamo per narrare.
I fantasmi, solitamente, abitano in castelli sperduti oppure in vecchie case lugubri un tempo splendenti. Mai che si trovi un fantasma gironzolare in un appartamento di due camere e servizi. Chissà come mai? Forse perché gli antichi proprietari di quei castelli sono così gelosi di ciò che un tempo possedevano che adesso, diventati fantasmi, non si trattengono dal far venire qualche spavento ai nuovi proprietari. Anche il protagonista della nostra storia è un po’ malato di nostalgia ma non per le cose che non ha più, bensì per i giochi che non può più fare. Dalle sue parti viene chiamato Fantasma Moccolone perché la sua presenza è accompagnata da un tirar su del naso invece che dal tradizionale sferragliare di catene. Ama frequentare le case abitate da bambini e si nasconde negli sgabuzzini bui degli appartamenti. Passa intere giornate ad ascoltare le storie fantastiche che i bambini inventano mentre giocano, magari in cucina aggrovigliati fra le gambe della mamma che prepara la cena. Moccolone ama accoccolarsi nei cassetti dell’armadio e vivere, a modo suo, quelle avventure tanto improbabili quanto emozionanti. Di sera sguscia fuori e, quando tutti dormono, entra nelle camere da letto dei bimbi, pian pianino tira fuori tutti i giochi dalle scatole e si mette a giocare. Alle volte il mattino lo sorprende e deve scappare via in tutta fretta per non farsi scoprire lasciando i giochi sparsi per la camera. E’ dispiaciuto quando le mamme sgridano i propri figli per tutto quel disordine e ogni volta si ripromette di stare più attento.
Una delle abitazioni che più ama frequentare è quella di Tobia, un bimbo vispo e vivace che condivide la sua casa con altri due fratelli più grandi e, naturalmente, con i genitori. A Moccolone piace l‘allegria che regna in quella casa, anche se alle volte legge negli occhi dei genitori di Tobia il desiderio di un po’ di tranquillità. L’armonia comunque regnava, impreziosita da qualche rimprovero deciso e da qualche immancabile pianto di delusione. Era una famiglia vera e Moccolone apprezza le cose genuine. Una notte accadde un imprevisto, anzi due che messi insieme diventarono un’occasione irripetibile....

Adesso puoi finire tu il racconto. Se vuoi sapere come è finita la mia storia, scrivimi.
Se invece vuoi scoprire se il racconto ha qualcosa da dirti......
Marano, 24 Novembre 2003
Stefano Micocci ©24 Novembre 2003