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Se la tua vita è grigia, chiedi aiuto ai tuoi amici per colorarla

C'era una volta un lupo, una strega ed un drago che abitavano in un palazzo a due piani più pianterreno in una città dal nome difficile da ricordare. I muri erano di colore grigio con un balcone sporgente sporco di fuliggine. Il tetto era piatto come quelli dei grattaceli e lì sopra c’era sempre un gran movimento, presto capirete il perchè. A piano terra abitava il Lupo, al primo il Drago e all’ultimo piano alloggiava la Strega. Di solito non usava le scale, preferiva uscire cavalcando la sua scopa ed atterrare sul tetto del palazzo, come se fosse la pista di un aeroporto. Quando pioveva, accadeva che i rientri fossero un po’ bruschi e rumorosi, per via del fondo scivoloso. Ma lei non se ne curava, non era un suo problema anche se recava fastidio a qualcuno. Il Lupo, che aveva un carattere un po’ aspro, si era lamentato più volte: “ Ma è possibile che non si possa usare le scale come tutte le persone normali, almeno quando piove?” urlava minaccioso dalla finestra del pianoterra ogni volta che sentiva rincasare la Strega. “Ma è possibile che in questo palazzo c’è sempre qualcuno che non è capace di farsi gli affari propri?”, rispondeva puntualmente di rimando la Strega. Questi bisticci andavano avanti da anni nella totale indifferenza del Drago, che si faceva gli affari suoi. I vicini, per lui erano trasparenti. Quando li incrociava, non faceva neppure un cenno di saluto. Alle volte abbassava gli occhi, altre faceva finta di leggere il giornale, oppure frugava impegnassimo nelle tasche del cappotto alla ricerca disperata delle chiavi di casa. Aveva vita notturna, rincasava molto tardi di notte e di giorno indossava spesso occhiali scuri per nascondere le occhiaie. Un brutto giorno, la Strega, durante uno dei suoi atterraggi spericolati, non riuscì a controllare la frenata e dopo aver carambolato contro i comignoli e il cornicione della casa, centrò in pieno l’antenna della televisione del Lupo. La Strega, nonostante l’età, se la cavò solo con qualche livido, ma l’antenna si era accartocciata sotto il suo peso. Il Lupo, appena se ne accorse, d’istinto pensò di andare su e mangiarsela in un sol boccone. Ma visto che soffriva di acidità di stomaco e difficoltà di digestione, cambiò idea e architettò un altro modo per vendicarsi, molto, ma molto più tremendo........

Adesso puoi finire tu il racconto. Se vuoi sapere come è finita la mia storia, scrivimi.
Marano, 24 Novembre 2007
Stefano Micocci ©24 Novembre 2007