Può accadere di ricevere aiuto proprio da chi ce lo chiede. Quando succede, rimaniamo sorpresi.

Lupo Matteo

C'era una volta un bambino che si chiamava Paolino. Viveva in una casa a ridosso della Grande Montagna, quella che sia d'inverno che d'estate ha sempre la cima imbiancata. Da qualche parte lassù era nascosta una caverna e si narrava che fosse abitata da un omino misterioso, forse uno gnomo dotato di poteri straordinari e di una saggezza rara. Si diceva anche che non era molto disponibile a dare consigli. Bisognava meritarseli, ma nessuno sapeva come. Qualcuno racconta di aver visto quell’omino camminare per le alte vie della montagna indossando un cappello a punta rosso e con in mano il suo bastone nodoso. Aveva una barba bianca come la neve ma quel che più stupiva era lo sguardo. Quando i suoi occhi azzurri ti fissavano sembrava che potessero leggere i tuoi pensieri. In paese tutti lo chiamavano Diamantino proprio per via dei suoi occhi. Paolino aveva spesso sentito raccontare storie su Diamantino, ma non avrebbe mai pensato che ne sarebbe stato protagonista. In realtà, la vera protagonista di questa storia è la mamma di Paolino, ma andiamo con ordine. Paolino da grande voleva diventare minatore, vivere sulle montagne ed estrarre pietre preziose. Era una vita dura, lo sapeva bene, ma lui amava i monti e le avventure fantastiche. Si diceva che sulla montagna vivevano esseri pericolosi e che solo la magia di Diamantino li impediva loro di scendere giù in paese a fare disastri. Così, di nascosto dalla mamma, Paolino si esercitava scavando con il ditino le profondità del suo naso. In questo non era diverso dai suoi compagni di gioco, ma lui riusciva ad infilare il ditino dove gli altri non arrivavano. La mamma lo sgridava severamente dicendogli che presto o tardi il suo dito si sarebbe incastrato nel naso e non sarebbe più uscito. Paolino non prendeva sul serio quella minaccia: il suo dito scivolava fuori sempre senza problemi e non credeva che si sarebbe mai incastrato. Ma un brutto giorno il dito si incastrò davvero e non ci fu più modo per tirarlo fuori... 

 

walter

Adesso puoi finire tu il racconto. Se vuoi sapere come è finita la mia storia, scrivimi.

 

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Marano, 24 Marzo 2005

Stefano Micocci ©24 Marzo 2005