A tua moglie piacciono i tuoi racconti?

Circa un mese fa ho vissuto un’esperienza particolare. Jonas ha sette anni, è il figlio numero tre, ma solo perché è arrivato per ultimo. Per i genitori i figli non possono essere mai oggetto di classifiche, sono unici e basta. Aveva insistito tanto, come solo lui sa fare, e alla fine ho acconsentito che regalasse alle maestre di prima elementare una copia dei miei racconti “La Mascherina e “Gedeone il signore del Vento”. Pensavo che tutto si fosse esaurito con una richiesta insistente. E invece no. In occasione del primo ricevimento con i genitori, le insegnanti mi hanno ringraziato per i racconti informandomi che prendendo spunto dai testi, avevano elaborato un percorso con i bambini che sarebbe stato bello concludere con l’incontro con l’autore, in altre parole con me. Sono stato preso di sorpresa ma ho accettato. Cosa potranno mai chiedermi i bambini di una classe di prima elementare!

Dopo tre settimane ero a scuola, nella sala grande del primo piano dove si organizzano gli eventi importanti. Quattro file di sedie ed una solitaria di fronte erano già state disposte in occasione dell’evento. Tutto era pronto per l’incontro con l’autore. E’ stata un’ora di leggerezza e confidenza dove domande e risposte si sono susseguite come fra amici che raccontano esperienze che vale la pena condividere.

Qual’è il primo racconto che hai scritto?”
-Gedeone, il Signore del tempo, quando Lize, la mia prima bambina, aveva tre anni.

– Perché scrivi racconti?
– E’ il modo migliore che conosco per rendere allegro un giorno triste, e per spiegare qualcosa quando non trovo le parole.

– A tua moglie piacciono i tuoi racconti?
– Qualcuno sì, altri meno. Su tutti ha qualcosa da dire, significa che le interessano.

-Come fai ad inventare i titoli delle tue storie?
-Aspetto che il racconto sia finito, poi penso: cosa mi è piaciuto di più della storia? Quando l’ho trovato, il titolo viene da sé.

– Quante storie hai scritto?
– Quindici sono quelle che hanno già un finale, molte di più quelle che aspettano di essere concluse.

– Come fai ad inventare le tue storie? Come si scrive un libro?
– I racconti non si scrivono con la carta e la penna, o almeno non solo con quello. Prima si “ascoltano” perché i racconti sono nell’aria, negli occhi delle persone che incontriamo a scuola, al lavoro, a casa. Sono anche nelle parole non dette e dentro di noi. Poi si “sentono”, solo ciò che ci ha davvero emozionato può diventare una storia. Solo alla fine si scrivono, per non dimenticarle e rileggerle quando avremo voglia di provare ancora quelle emozioni.

– Vorresti scrivere un libro insieme a noi?
– Sarebbe bellissimo!

– Quando escono le altre storie che hai scritto?
– Spero presto, chissà…

Abbiamo concluso l’incontro leggendo “La Mascherina” mentre sul muro scorrevano le illustrazioni. Ci siamo lasciati con la promessa di incontrarci ancora. Luca è stato l’ultimo a salutarmi. Si è avvicinato con fare misterioso chiedendo con un sorriso la mia attenzione. Mi sono chinato per ascoltare il suo sussurro. “Volevo dirti che sarebbe bello se tu fossi il mio insegnante…”. Non so se mai vincerò il premio Andersen. Probabilmente no, ma mi chiedo: ha più valore del riconoscimento che mi aveva appena consegnato Luca?

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